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Il Don Giovanni di Molère

A proposito dei due secoli di censura del Dom Juan. Dal diario di bordo dell’insegnanteDon Giovanni di Luca Raimondo

Studiare il Dom Juan di Molère per proporla alle classi come domanda da indagare è stato per me fonte di nuove riflessioni che proprio i corsisti mi hanno aiutato a mettere a fuoco.
Per me era soprattutto importante fornire alcuni strumenti che mettessero le persone in condizione di potersi godere quest'opera di Molière. Quindi, pochi discorsi teorici e tanta vicinanza con il testo (che tra l'altro credo sia comunque l'approccio più rispettoso e ricco): abbiamo letto insieme qualche brano che desse un'idea della commedia e potesse essere d'aiuto nel seguirla a teatro. Abbiamo letto l'inizio, il discorso di Don Giovanni sull'amore, l'episodio dell'incontro con il povero, il discorso sull'ipocrisia e il finale: mostrare alcuni elementi dell'opera e porre domande ai corsisti mi ha aiutato a riflettere, ascoltare le osservazioni e osservare le reazioni mi ha consentito di intravedere quello che prima non vedevo affatto.

Quello che più colpisce è il fatto che da una parte la struttura narrativa dell’opera parla di un personaggio che viola le regole e viene trascinato nel fuoco dell'inferno, dall’altra la caratterizzazione dei personaggi e i loro discorsi è come se raccontassero un'altra storia. E, nonostante questo contrasto, la storia tiene benissimo. Per me che studio le narrazioni, popolari e colte, ormai da anni, questo è stupefacente: di solito la struttura narrativa fornisce la chiave di lettura fondamentale delle storie, e i personaggi, con le loro azioni e i loro discorsi, acquistano significato (o quanto meno un certo significato) dalla struttura narrativa nella quale sono inseriti. Se struttura e contenuti sono in contrasto, di solito, la storia non tiene o quanto meno stride.
Nel Dom Juan non è così. Mentre parlavamo dell'incontro con il povero e cercavo di spiegare non tanto perché l'episodio sia così importante quanto perché sia stato censurato in questa commedia, ho proprio detto (quasi senza accorgermene) che la struttura narrativa dell'episodio dice una cosa e la natura dei personaggi e i loro discorsi ne dicono un'altra. Il parallelo fra questa breve scena e la commedia intera è venuto da sé. E penso che davvero l'operazione di Molière sia stata quella di prendere una struttura narrativa conosciuta da tutti con un certo significato e di connotare la storia, con la maestria che è dei grandi, in modo inedito. Mi sembra di poter dire che Molière abbia raccontato contemporaneamente la storia conosciuta e quella inedita e che l'incontro delle due sia stato generativo,  dando vita a un Don Giovanni sconosciuto prima di Molière e, mi viene da dire, rimosso per due secoli dopo Molière. Un Don Giovanni che parla anche a noi del XXI secolo. E in questo incontro il contenuto è così dirompente che si impone sulla struttura narrativa, con la quale però mantiene una coerenza che rende la storia riconoscibile. E se la struttura narrativa non presenta elementi di attenzione per la censura, non si può dire altrettanto dei contenuti.

Un altro elemento che si è imposto all'attenzione mia e dei miei corsisti è, naturalmente, la capacità retorica di Don Giovanni.
"Come dargli torto?" ha commentato qualche signora  un po' divertita e un po' seria, dopo aver letto il brano in cui il nostro libertino spiega di avere l'animo dei conquistatori. Nessuno si è scandalizzato, nemmeno in modo leggero. Nessuno alla prima lettura ha espresso giudizi duri o almeno critici sulle sue parole. Per la verità anche io alla prima lettura mi sono più che altro divertita. È come se il modo di argomentare di Don Giovanni facesse sì che lo spettatore non si scandalizzi di ciò di cui "dovrebbe scandalizzarsi", lo spettatore si gode il paradosso, si gode l'ironia. E lo stesso è accaduto quando abbiamo letto il brano in cui si parla dell'ipocrisia come vizio di moda.
"Per forza l'hanno censurato!" hanno detto in molti dopo aver letto questi brani, "La gente si diverte a sentirlo parlare così! E quello che dice non potevano accettarlo né la Chiesa né il Re!" Ovviamente due brani non sono l'intera commedia, ma mi sono chiesta se la reazione che ho visto diffusa nelle oltre cento persone con le quali ho letto Dom Juan non ponga una domanda di qualche interesse: non è che il Don Giovanni di Molière sia troppo convincente nelle sue argomentazioni per essere tollerato? Non è che nelle dimostrazioni paradossali rispetto al senso comune e nell'argomentazione precisa e ironica, con la quale espone i criteri di uno stile di vita di per sé inaccettabile dall'ordine costituito (sia religioso che politico) di cui smaschera i meccanismi, Don Giovanni abbia una forza potenzialmente dirompente e quindi troppo pericolosa?

E poi, naturalmente, il finale, che si risolve tutto in venti righe di testo e pochi minuti di recitazione. Molière non sottolinea la fine della storia, si potrebbe quasi dire che è frettoloso nella conclusione. Questo si comprende anche leggendo il testo, ma vederlo in teatro per me è stata un’esperienza singolare: sapevo cosa avrei visto, ma non sapevo l'impressione che mi avrebbe fatto. Ho sentito la voce cavernosa della statua, ho visto il fuoco, ma non ho avuto l'impressione che Don Giovanni sia stato punito. Ho avuto semplicemente l'impressione che la storia sia finita. Ho immaginato un contemporaneo di Molière, che ben conosceva la storia, e ho pensato che, sedendosi per godersi lo spettacolo, si aspettasse una fine non dico drammatica, ma almeno sottolineata. Quello che si è trovato davanti invece è una fine piana, che non chiude la storia ma la lascia aperta. E ho sentito io stessa l'imbarazzo di vedere un personaggio come Don Giovanni (e non solo questo Don Giovanni) che non viene né punito né assolto. E' come se alla fin fine non venisse davvero giudicato, come se Molière lasciasse i suoi spettatori in sospeso. Tollerare la sospensione del giudizio e l'ambiguità. Mi chiedo: potevano la Chiesa e il Re Sole tollerare la sospensione del giudizio nei confronti di un personaggio che sa così bene argomentare l'autonomia da ogni principio di autorità? E si potrebbe procedere oltre: quanto è tollerabile di per sé la sospensione del giudizio?

 

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Per approfondimenti:

Umberto Curi, Filosofia del Don Giovanni. Alle origini di un mito moderno, Milano:Paravia Mondadori 2002
Søren Kierkegaard, Don Giovanni, Milano: RCS Libri 2006
Søren Kierkegaard, Diario di un seduttore, Verona: Demetra 1995
Loredana Lipperini, Don Giovanni. Il potere della seduzione, la musica, il mito, Roma: Alberto Castelvecchi Editori 2006
Giovanni Macchia, Vita avventure e morte di Don Giovanni, Milano: Adelphi 1991
Giovanni Macchia, Tra Don Giovanni e Don Rodrigo. Scenari secenteschi, Milano: Adelphi 1989

online:
- Storia della storia di Don Giovanni
- Molière, Don Giovanni, lingua originale e traduzione in italiano

 

Ultimo accesso: 23 dicembre 2014

© Claudia Chellini 2014