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Fiabe popolari al nido. Alcune indicazioni bibliografiche

 

Al ladr’unurà, L’om salbadgh in Adalinda Gasparini e Claudia Chellini (a cura di) (2019). Fiabe antiche e popolari d’Italia, Emilia-Romagna. Santarcangelo: Foschi.

Cecino, Il Babborco, La vitella dalle corna d’oro in Adalinda Gasparini e Claudia Chellini (a cura di) (2019). Fiabe antiche e popolari d’Italia, Sardegna. Santarcangelo: Foschi.

Il gatto con gli stivali, Pollicino, Le fate in Roberto Piumini (2020). I racconti di Mamma Oca di Perrault. Milano: Gribaudo.

Italo Calvino (1993 [1956]). Fiabe italiane. Milano: Mondadori.

Attilio Cassinelli (2017). Cappuccetto Rosso. Roma: Edizioni Lapis.

Attilio Cassinelli (2019). Il lupo e i sette capretti. Roma: Edizioni Lapis.

Lucy Cousins (2016). Le mie fiabe preferite. Milano: Nord-Sud Edizioni.

Adalinda Gasparini (1996). Le prime fiabe del mondo. Firenze: Giunti.

Sonia Mangoni (2010). Aladino e la lampada magica, Milano: Nuages.

Andarea Rauch (2016). Pollicino. Milano: Nuages.

La scatola di cristallo, fiaba senese raccolta da Giuseppe Pitrè, 1875.

Mastro Benigno, fiaba di Guardia Piemontese (CS), 1895.

Meni Fari, fiaba friulana, raccolta da Luigi Gortani, 1904.

Rana rana, fiaba romana, 1907.

Giambattista Basile (1634-36). La fiaba dell’orco.

Italo Calvino (1956). Giovannin senza paura.

Fratelli Grimm (1812). Il principe ranocchio.

Fratelli Grimm (2013). Le tre piume e Il principe ranocchio. Torino: Lindau.

Fratelli Grimm (1812) Biancaneve e i sette nani .

Charles Perrault (1697). Pelle d’asino (traduzione di Collodi, 1876).

Giovanfrancesco Straparola (1551-53), Re Porco.

 

 

 


© Claudia Chellini 2020

All’inizio del 2015 è uscito in Italia il film musical Into the woods  tratto dall’omonimo musical teatrale americano di grande successo. La vicenda, basata su alcune delle più famose fiabe dei Fratelli Grimm, è ambientata nel bosco, dove si incontrano i protagonisti, ciascuno con un proprio desiderio da realizzare. Fra questi c’è anche Cenerentola. La vediamo affaccendarsi in cucina, mentre accigliata canta il suo desiderio di andare al ballo, e poi recarsi presso la tomba della madre, ricevere un magnifico vestito e delle scarpette tutte d’oro, e correre al palazzo reale. Ciò che è più curioso è che non la vediamo entrare, né lasciare tutti a bocca aperta, né tanto meno ballare con il principe. Quello che il film ci mostra è invece la sua fuga. Per tre volte, l’ultima delle quali rimane incollata con le scarpe alla pece fatta stendere dal principe sugli scalini del palazzo, per fermarla. A questo punto la narrazione si sospende e noi ascoltiamo Cenerentola che canta i suoi dubbi. «Perché non rimanere ed essere presa?» si chiede, mentre anche lo spettatore si sta facendo la stessa domanda. Perché questa Cenerentola fugge e fugge e fugge? Cosa desidera davvero? Lei stessa non lo sa: «Arrivare a un ballo è eccitante,» ricorda, «ma quando ci sei è spaventoso. Ed è divertente farlo se sai che dovrai andartene», ma d’altra parte la sua condizione a casa è terribile… Alla fine Cenerentola decide di non scegliere, di lasciare un indizio e aspettare la prossima mossa del principe: «Sarà lui e non tu» si dice «ad essere attaccato ad una scarpa...». Che sviluppo può attendersi lo spettatore? L’incontro con il figlio del re non è descritto, sappiamo che i due hanno ballato, ma nella storia questo momento non si vede:  la magia del ballo qui non c’è.
Nella fiaba tradizionale, quello fra Cenerentola e il principe è un incontro danzante, in cui lui «non volle ballare con nessun’altra; non le lasciò mai la mano, e se un altro la invitava, diceva: - È la mia ballerina» , leggiamo nei Grimm. D’altronde il ballo di coppia, in cui i corpi si sfiorano e si parlano, in cui la comunicazione fra uomo e donna avviene attraverso il movimento, lo sguardo, il sorriso, ha un carattere di grande intimità, che configura il ballo di Cenerentola con il principe come l’incontro erotico per eccellenza. E ciò che la favola ci fa intuire in poche parole, il film di Kenneth Branagh, Cenerentola , lo mostra ai nostri occhi, rendendo manifesta la parte corporea del ballo, mentre la musica ci avvolge e ci fa provare le emozioni che vediamo nei protagonisti.
Nel centro del salone del castello, imbarazzato e visibilmente emozionato, il principe posa una mano sulla vita di Cenerentola, lei sobbalza leggermente, la musica inizia. Lui la fa volteggiare, la solleva, lei freme sorridendo, mentre la macchina da presa gira insieme ai ballerini e lo spettatore vede il mondo girare intorno a loro. Gli invitati, disposti in cerchio, sospirano di stupore. Fino a che, terminato il ballo, i due si staccano e, fra un «Oooooh!» generale che sfocia in un applauso, si inchinano l’un l’altro in segno di reciproca gratitudine, lui portandosi la mano sul cuore e piegando la testa, lei facendo una profonda riverenza, mentre il magnifico vestito azzurro la incornicia morbidamente. Un incontro amoroso, dunque, in cui si fondono erotismo e tenerezza. È naturale che la storia prosegua con lo sviluppo che sappiamo, fino alla scena della scarpetta e al gioioso lieto fine delle nozze regali.
Ma se questo incontro non c’è, che può succedere? Into the woods ci racconta che il matrimonio si fa, ma che questo non è il finale della storia. Il giorno stesso delle nozze, dovendo far fronte ad un pericolo mortale per tutto il regno, i protagonisti del film si ritrovano di nuovo nel bosco, e lì Cenerentola scopre che il suo sposo la tradisce. Con la pacata fermezza di chi ha capito che l’uomo che ha di fronte non è ciò che desiderava, Cenerentola affronta il principe e alla fine gli dice: «Adesso dovresti andar via».
«È questo che desideri  davvero?», chiede lui ansioso.
«La casa di mio padre era un incubo, mentre la tua era un sogno. È qualcosa a metà strada che agogno».
Lui accenna un sorriso non sapendo evidentemente come replicare, abbassa gli occhi, e fa per andarsene, ma prima si gira verso Cenerentola e le dice: «Amerò per sempre la fanciulla che fuggiva».
«E io il principe lontano», risponde la ragazza, concludendo così la sua storia con lui.
Se l’incontro danzante non c’è, racconta Into the woods, non c’è neanche la magia dell’innamoramento e, senza quella, Cenerentola si ritrova sola con i propri dubbi a chiedersi se quel «principe carino», come lo definisce lei stessa, sia davvero ciò che desidera. E se la magia dell’innamoramento non c’è, ma la vita quotidiana è un incubo, Cenerentola può scambiare l’interesse di lui per la fanciulla che fugge come una prova d’amore e pensare che quella lusinga che sente nel cuore sia indizio di un sentimento nascente. E così Cenerentola non può avere il suo finale felice, può solo sperare di incontrare degli amici nel bosco e iniziare con loro una nuova, diversa, storia.