Home Percorsi fiabeschi La Foresta Oscura

 

Nel bosco con Biancaneve
1. Storie di Biancaneve in Italia

2. I doni che uccidono
2.1 Il giudizio di Paride
2.2 Rosso come una mela
2.3 La bella Richilde
2.4 Un dolce chicco di melograno

3. Biancaneve "eroe" della storia
3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re
3.2 Nel bosco con Biancaneve
3.3 "The king is back, the queen is gone"
4. La brama del reame
4.1 La Foresta Oscura
4.2 Il cacciatore (in costruzione)

 

4.1 La Foresta Oscura

Come nelle fiabe popolari, il movimento della ragazza inizia con la condanna a morte da parte della matrigna. In questa storia, lo specchio esplicita la relazione di dipendenza che lega le due donne:

La matrigna e lo specchio«Mia regina, in questo giorno ha raggiunto la maggiore età una fanciulla più bella persino di te. È lei la ragione per la quale svaniscono i tuoi poteri.»
«Chi è?»
«Biancaneve.»
«Biancaneve? È lei la mia rovina? Avrei dovuto ucciderla quando era fanciulla.»
«Ti avverto: la sua innocenza e purezza possono distruggerti. Ma lei è anche la tua salvezza, o regina. Prendi il suo cuore con la tua mano e non dovrai mai più consumare giovani vite, mai più sarai debole o vecchia.»
«L’immortalità. L’immortalità … in eterno… Finn! Fratello, portami la figlia del re.»
[1]

Così Biancaneve, tenuta prigioniera in una torre del castello, incontra Finn, riesce a ferirlo con un chiodo trovato nella sua cella, e a scappare. Non è sola Biancaneve nella sua fuga: un uccello la guida, un uccello dalle piume nere e bianche, una gazza forse, che si è posato sulla finestra della sua prigione e che ci ricorda un episodio che abbiamo visto all’inizio del film. Nei suoi giochi di bambina insieme a William, Biancaneve trova un uccellino dalle piume nere e bianche e lo porta di corsa dalla madre che la rassicura:

«Lo abbiamo trovato nei boschi, è ferito, madre.»
«Dev’essersi spezzato l’ala. Non temere: guarirà col tempo.»
«Ne avrò cura io.»
«Tu possiedi una bellezza rara, anima mia.» [E mettendo una mano sul cuore alla bambina:] «Qui. Non perderla mai. Ti sarà di grande aiuto quando diverrai regina.»

Al momento in cui fugge dalla condanna della matrigna e dalle mani di Finn che, come in tutte le fiabe popolari non riesce a uccidere la fanciulla, Biancaneve trova un aiutante che le indica la via all’interno delle segrete del castello, fino ad un’uscita a picco sul mare. La ragazza si tuffa, raggiunge faticosamente degli scogli e, sempre seguendo l’uccello, vi si arrampica, arrivando così in un luogo dove riposa un cavallo bianco che la lascia salire sul suo dorso e la conduce via lontano. Quando cioè Biancaneve si trova in pericolo di morte e completamente sola, le viene in soccorso un uccello che ci riporta all’immagine della madre buona morta, al suo riconoscimento delle qualità profonde della fanciulla. Allo stesso modo, quando Cenerentola è disperata per il divieto della matrigna di andare al ballo, che implica un divieto ben profondo di uscire dalla condizione di serva sola e reclusa, ecco che le appare una fata, grazie alla quale la giovane può sperimentare la sua parte più bella e gioiosa e incontrare il suo principe. Nella versione più famosa della favola, ancora una volta quella di Walt Disney, che si basa sul racconto di Perrault se pur apportando varianti personali, la fata appare inEdmund Dulac, Cinderella forma umana, senza che prima se ne sappia nulla. 
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La Gatta Cennerentola, invece, durante le nozze del padre con la seconda matrigna, si posa sul muro della casa una colomba che si rivolge a Zezolla (Cenerentola, appunto) e le dice che, quando desidererà qualcosa, lo mandi a chiedere alla colomba delle fate dell’isola di Sardegna. E così, dovendo il padre partire per un viaggio in Sardegna, Zezolla, mentre le sorellastre chiedono abiti e gioielli, chiede solo di essere raccomandata alla colomba delle fate perché le mandi qualcosa. Ottiene in questo modo un seme di dattero, una zappetta e un annaffiatoio d’oro, un fazzoletto di seta e l’indicazione di piantare il seme e curarlo con i preziosi oggetti. Il dattero cresce velocemente e quando è diventato un albero, ne esce una fata che insegna a Zezolla la formula magica con la quale potrà ottenere i vestiti che le permetteranno di incontrare il re. Anche Zezolla quindi sperimenta l’atto di prendersi cura di un essere che grazie a lei cresce e le porterà dei doni, come la nostra Biancaneve, incoraggiata dalle parole della madre, si prende cura dell’uccellino, che tonerà in suo aiuto. E come la fata di Cenerentola rappresenta un aiutante di tipo materno (è un attante femminile che si trova nella posizione genitoriale di maggior potere rispetto alla fanciulla), così anche l’uccellino che si posa sulla finestra della prigione di Biancaneve ha una simile funzione: nella ragazza cioè, al momento del massimo bisogno, si attiva il ricordo della madre buona e questo le consente di sfuggire alla sua condanna a morte, come dire che le si attiva una funzione materna donatrice che può contrastare quella persecutoria. Certo, nella storia di Biancaneve e il cacciatore questo non è sufficiente a liberarsi della “madre cattiva”, ma d’altronde il vissuto persecutorio di Cenerentola è meno potente, mentre abbiamo visto come sia tremendo e pericolosamente tendente alla totalizzazione quello di Biancaneve. [2]

Colui che la regina incarica di portarle la fanciulla è il proprio fratello, Finn, un personaggio sconosciuto alle favole popolari che raccontano di Biancaneve. Finn è colui che porta alla sorella le ragazze perché possa assimilarne la bellezza e la gioventù ed è colui che attua ciò che Ravenna desidera ed esce dal castello, a capo dell’esercito, mentre la regina rimane sempre dentro. Anche la matrigna del film Mirror mirror non si muove dal castello se non, come Ravenna, nel momento decisivo in cui decide di fronteggiare la fanciulla. E del resto anche nella fiaba popolare la matrigna rimane di solito nella sua casa o nel suo castello, e manda qualcuno ad eseguire i suoi ordini. Sembra che queste figure così potenti non amino spostarsi, anzi possiamo dire che sono profondamente statiche, vivono chiuse dentro le loro enormi e sontuose case, al contrario delle figlie che sono costrette a muoversi, e così facendo imparano, acquisiscono consapevolezze, si fanno degli amici. Tutto ciò servirà loro per riuscire vittoriose. Leggendo le fiabe come sogni che rappresentano percorsi di crescita, i cui protagonisti non possono che essere i giovani, coloro che ancora cresciuti non sono, ci può risultare più chiara la fissità degli attanti genitoriali, che assumono i tratti di figure fantasmatiche, di funzioni interne che si attivano per fermare o sostenere il cammino dell’attante giovane.

Finn si configura come l’emissario della matrigna, riassumendo in sé due ruoli che nella fiaba sono distinti. L’uomo infatti, come il servo che ha il compito di uccidere la fanciulla, deve condurre Biancaneve dalla regina perché lei stessa possa prenderle il cuore, e, successivamente la insegue quasi fino al castello del duca Hammond, come nella favola la vecchia o il mago raggiungono la ragazza nel bosco con i doni mortiferi. Ma prima di poterla catturare, Finn muore, per mano del cacciatore (come Ravenna per mano di Biancaneve) e in questo episodio sarà evidente al suo massimo grado quanto i due fratelli siano intimamente legati, in un rapporto simbiotico tale che l’uccisione dell’uomo provocherà la caduta a terra della regina agonizzante.

Foresta Oscura

Ritorniamo a Biancaneve che fugge sul cavallo bianco inseguita dall’esercito reale. Arrivato sul limitar della Foresta Oscura, il cavallo scuote la ragazza e, tutto fangoso, recalcitra rifiutandosi di proseguire. Vedendo i soldati ormai vicini, Biancaneve si addentra nella foresta, mentre anche i cavalli dei suoi inseguitori si fermano come impossibilitati a continuare la corsa. Non dice una parola Biancaneve, non ha parlato mai dall’inizio della sua fuga e sentiremo la sua voce solo quando la troverà il cacciatore. Nel bosco si sentono solo sterpi che si rompono, stridori di uccelli, rumori indecodificabili e il respiro affannoso e pesante della ragazza spaventata. Tutto è terrorizzante in una suspance in cui davvero non sappiamo cosa può accadere. È, questo, il bosco allucinato che conosciamo da Walt Disney, nel quale braccia scheletriche si protendono ad afferrare la protagonista, occhi rossi e diabolici si aprono dappertutto, finché Biancaneve non cade svenuta. Ma nel cartoon, con la luce del giorno, il sole mostrerà a noi e alla fanciulla che quelle braccia sono solo i rami degli alberi e che quei mille occhi terrifici appartengono ad animaletti innocui, curiosi e anche loro un po’ spaventati da una presenza sconosciuta. Nel film, invece, la luce del sole non arriva mai, neanche quando Biancaneve si risveglia e terrorizzata continua a vagare: il pallore del suo viso è l’unica luce che illumina la scena. La Foresta Oscura è il luogo della solitudine angosciosa e della paura. Biancaneve è terrorizzata e neanche lo spettatore capisce se quello che la ragazza vede è vero o solo allucinazione. Rappresenta proprio il momento in cui, nella favola popolare, Biancaneve è abbandonata dal servo della regina: sa che non può tornare indietro, al castello, ma non sa né cosa fare, né dove dirigersi. È in un territorio sconosciuto e l’unica cosa che può immaginare è andare avanti. Ma al contrario della favola, questa Biancaneve non troverà una casa nella quale abitare e dei personaggi che la accoglieranno, il bosco sarà la sua casa e l’attraversamento del bosco occupa la gran parte del film. Si tratta, qui, di un bosco composito, la Foresta Oscura, lo scopriremo in seguito, non è che una parte, ci saranno un lago con un villaggio di sole donne e bambini, il cosiddetto Santuario (la casa delle Fate) e il bosco circostante il castello del duca Hammond. In ognuno di questi luoghi, Biancaneve farà degli incontri, apprenderà qualcosa che la porterà a mettersi alla testa di un esercito per combattere la regina.

Venuta a conoscenza della fuga di Biancaneve, come tutte le madri/matrigne della favola, compresa quella di Walt Disney, riconoscono di aver sbagliato a fidarsi del servo, Ravenna si infuria con il fratello:

«Come può una giovane fanciulla innocente farsi beffe di mio fratello? Armata solo di un chiodo… Se avesse avuto una spada avrebbe preso il mio regno! “Portami la figlia del re” e tu lasci che lei sfugga dalle tue minuscole dita. Come? Tu avevi giurato di proteggermi. Avevi giurato! Non c’è nessuno di cui possa fidarmi. Nessuno. Non c’è lealtà, nessuna lealtà. Nessuna, neanche da parte tua. Lei, dov’è?»
«È stata inseguita fino alla Foresta Oscura dove gli uomini l’hanno persa.»
«Non mi serve “persa nella Foresta Oscura”» [grida la regina colpendo violentemente il fratello.] «Mi serve il suo cuore. Mi hai delusa, Finn.»
«Non ti ho forse dato tutto?»
«E io, non ti ho forse dato tutto?»
«Sì, sorella.»
«Shhh. Silenzio. Non ho poteri nella Foresta Oscura. Tu devi trovare un uomo per me che conosca la Foresta Oscura. Un uomo che possa darle la caccia.»


4.2 Il cacciatore
Entra così in scena il cacciatore, scaraventato sulla strada dal padrone di una taverna ...

 

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1


Tutte le citazioni sono tratte direttamente dal film Biancaneve e il cacciatore di Rupert Sanders (2012, USA: Universal Studios, 2012, DVD). Fra parentesi quadre annotazioni nostre.


2


Si possono trovare altri esempi di un uccellino che rappresenta un’istanza materna nella Cenerentola fiorentina e negli uccellini aiutanti di Aschenputtel, la Cenerentola tedesca. Un esempio di un uccellino che rappresenta qualcosa del femminile è nella splendida fiaba dell'Augel Belverde (vedi ad. esempio la versione cinquecentesca di Giovan Francesco Straparola e le versioni raccolte nell'Ottocento da Vittorio Imbriani e da Gherardo Nerucci).

 

© Claudia Chellini 2013