Home Percorsi fiabeschi La brama del reame

 

Nel bosco con Biancaneve
1. Storie di Biancaneve in Italia

2. I doni che uccidono
2.1 Il giudizio di Paride
2.2 Rosso come una mela
2.3 La bella Richilde
2.4 Un dolce chicco di melograno

3. Biancaneve "eroe" della storia
3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re
3.2 Nel bosco con Biancaneve
3.3 "The king is back, the queen is gone"
4. La brama del reame
4.1 La Foresta Oscura
4.2 Il cacciatore (in costruzione)

 

4 La brama del reame

Nel film Biancaneve e il cacciatore, la questione è trattata e risolta in modo diverso: qui Biancaneve non solo si assume il compito di ristabilire l’ordine e la legge paterni, ma si assume anche il compito di governare in prima persona. L’inizio della storia è modellato su quello della Sneewittchen dei fratelli Grimm.

Biancaneve e il cacciatore - La madre di Biancaneve nel giardino innevato scorge una rosa rossa

Mentre davanti a noi una donna di schiena con un lungo vestito bianco cammina in un regale giardino innevato, la voce narrante comincia:

«C'era una volta una regina che nel cuore dell`inverno guardava cadere la neve, quando scorse una rosa che fioriva sfidando il cielo. Allungò la mano per raccoglierla, si punse un dito e tre gocce di sangue caddero. E poiché il rosso appariva così vivido sul bianco ella pensò : “Oh, se avessi una figlia con la pelle bianca come la neve, le labbra rosse come il sangue e i capelli neri come ali di corvo e tutta la forza di questa rosa…” Poco tempo dopo la regina diede alla luce una bambina che venne chiamata Biancaneve. Ella era adorata in tutto il regno sia per il suo spirito fiero che per la sua bellezza. […] L’inverno seguente fu il più gelido a memoria d’uomo e la madre di Biancaneve morì. Il re era inconsolabile. Approfittando del suo dolore, un’armata misteriosa e oscura apparve e lo attirò in battaglia. […]

[Quando i soldati del re trovano una carrozza  con dentro una bellissima donna] Il re fu talmente incantato dalla sua bellezza da dimenticare per la prima volta il suo cuore in pena. L’indomani stesso ella sarebbe diventata sua sposa.» [1]

Vediamo quindi una splendida Charliz Theron che si prepara per le nozze, le braccia aperte, i lunghissimi capelli biondi, come un angelo, e Biancaneve bambina che, ammirata, le dice: «Sei così bella!». La risposta della futura sposa ci prefigura la questione centrale della storia:

«Sei gentile, fanciulla! Anche perché si dice che il tuo sia il volto della vera bellezza nel regno.»

Durante la prima notte di nozze, la donna, ormai regina, immobile sul letto, racconta la sua storia:

«[…] Io fui rovinata da un re come te una volta. Avevo preso il posto della sua regina, una donna vecchia. E lui col tempo avrebbe sostituito anche me. Gli uomini usano le donne, ci rovinano. E quando hanno finito con noi, ci danno in pasto ai cani come fossimo avanzi.»
«Che cosa mi hai dato?» [le chiede il re agonizzante]
«Quando una donna resta giovane e bella per sempre, il mondo è suo.» [Continua la regina. Prende un spada dalla forma di un lungo dente acuminato e trapassa il petto del re, dicendo:] «Prima prenderò la tua vita, mio signore. Poi prenderò il tuo trono.»

Ricade quindi accanto all’uomo, con il respiro affannoso come dopo un amplesso. Biancaneve, svegliatasi spaventata, corre nella camera del padre, lo trova disteso con la spada ancora nel petto e scappa terrorizzata. La regina apre la porta del castello e fa entrare il fratello con il suo esercito. Il narratore commenta:

«Si era insinuata nel regno con l’inganno di un’armata fantasma e ora ne accoglieva una molto reale.»

Il tono della storia è chiaramente dark: questo regno, dove il cielo è sempre plumbeo e non splende mai il sole, è costantemente in preda al lutto e, dalla morte della madre di Biancaneve in poi, non si succedono che guerra e morte. Come se il lutto del re diventasse il lutto del regno. Ancora di più: come se il terrore della rappresaglia provato dalla fanciulla, che nelle fiabe popolari si esplica “solo” nella persecuzione della matrigna, nel film si riverberasse e si amplificasse fino a coinvolgere tutti i personaggi, con l’entrata in scena di una regina così potentemente portatrice di morte da uccidere il re padre, da allontanare William, il compagno di giochi della bambina, da volere la morte di tutte Biancaneve e il cacciatore - La regina Ravenna, matrigna di Biancanevele fanciulle del regno, non solo di Biancaneve. D’altronde la regina Ravenna, porta nel proprio nome il funesto annuncio di morte del corvo, raven in inglese. Raven ci riporta alla memoria la poesia The raven di Edgar Allan Poe, che immaginiamo ben presente al regista Rupert Sanders, e ci fa pensare al corvo che si presenta improvviso una notte al narratore di Poe, in lutto per la perdita della donna amata, e diventa il suo compagno allucinato ripetendogli, in un lugubre crescendo di angoscia, l’espressione «Nevermore», “mai più”: mai più il giovane rivedrà la sua Lenore. E il corvo ci riporta alla memoria anche il film The crow, Il corvo (nel quale la poesia di Edgar Alla Poe è esplicitamente citata), che tanto successo ha avuto negli Stati Uniti e in tutto il mondo, nel quale l’uccello assume il ruolo di creatura magica che accompagna il ritorno nel mondo dei vivi di un giovane che, ucciso brutalmente insieme alla sua fidanzata,  si vuole vendicare uccidendo a sua volta i suoi uccisori. Vicenda quest’ultima, forse adombrata in un ricordo della regina Ravenna: la schiena ossuta e bianca, ricurva sul bordo della vasca, gli occhi cerchiati di nero, i capelli scarmigliati, la regina rivede immagini della propria infanzia e sente il rumore di una battaglia e la voce di una donna:

«La tua bellezza è l’unica cosa che possa salvarti. Con questo incantesimo la tua bellezza diverrà il tuo potere, la tua protezione. Dal sangue della più bella è stato creato. Ecco, tieni, bevi. Ma attenta, dal sangue della più bella l’incantesimo può essere spezzato.»

Poi, il grido spaventato dei bambini e una donna che urla: «Vendicaci!». La scena finisce con un primo piano sul volto di Ravenna rigato da una lacrima.

Proseguendo nel gioco dei rimandi, come non pensare che il nome della regina e il suo dissolversi in uno stormo di corvi quando si sposta dal castello sia una sorta di elevamento a potenza del corvo che si trova nella grotta sotto il castello, dove la Grimilde dineyana si trasforma in una orribile vecchia e avvelena la mela da portare a Biancaneve? D’altro canto, nella simbologia popolare diffusa in Occidente il corvo è ritenuto annunciatore di morte e disgrazia. E allora, la regina Ravenna, è esattamente ciò che è la matrigna nella favola di Biancaneve, rappresentazione dell’angoscia della fanciulla che può pensare di aver in qualche modo preso parte all’uccisione della madre. In una fiaba albanese, si racconta di Marigo, la più bella bambina di tutto il reame.

Every morning her mother washed and combed her and then dressed her in beautiful dresses. When she was finished, she sent her daughter off to school.
At school, her teacher would also groom her and embellish her clothes when school let out before the girl went home for lunch. So it went day after day until the child didn’t know whom she loved more, her mother or her teacher.
One day, however, the teacher said to the child, “Listen, Marigo, don’t you want to kill your mother and make me your mother instead? I love to adorn you with beautiful things and I teach you to read.”
The chile replied, “How do I begin to kill my mother?”
“If you like, you can do it very well. So come here and tell me you want to kill her.”
“Explain to me first how I should do it, so I can see if it works and then I will tell you if I want to do il or not.”
“Very well,” said the teacher. “When you go home, say to your mother, ‘Mother, I want figs and almonds from the big marble chest.’ And since you are her only child, she will command the servants to give you some. Then you must say, ‘But I don’t want them from the servants, I want them from you.’ Then she will go to the chest herself. When the lid is opened, don’t let the servants hold it, but do it yourself. When your mother puts her head in the chest, let go of the lid so it falls on her and kills her. Then run away and come to me.”
[2]

Questo inizio, simile a quello della prima versione pubblicata di Cenerentola, La Gatta Cennerentola di Giambattista Basile (1634-36) [3], mette esplicitamente in scena il vissuto di ogni Biancaneve: se mia madre è morta è perché l’ho uccisa io. Di solito la storia racconta solo che la madre muore, talvolta si narra che ciò accade appena nasce la bambina: il significato di un incipit del genere equivale a quello della variante albanese. Consideriamo la narrazione fiabesca alla stregua di un sogno. Sappiamo, come indica Freud, che nei sogni «la causa viene raffigurata da una successione» [4], cioè nel linguaggio inconscio del sogno se prima accade A e poi accade B, questo indica che A è la causa di B; così nel linguaggio della fiaba se la bambina nasce e poi la madre muore, possiamo leggere questa successione come la narrazione di un nesso causale inconscio e fantasmatico: la nascita della bambina è la causa della morte della madre. E, se pensiamo alla favola come ad una storia che segue il percorso dell’attante giovane, comprendiamo come un nesso inconscio di questo tipo provochi nella fanciulla un’angoscia di colpa terribile, che nella narrazione popolare è rappresentata dalla figura persecutrice della matrigna e dai suoi tentativi, per altro tutti riusciti, di uccidere a sua volta Biancaneve. Nel film Biancaneve e il cacciatore, questa angoscia cresce esponenzialmente nelle plurime vittime che cadono per mano della regina e dei suoi emissari: dal re alle fanciulle tutte del regno, al villaggio delle donne che si sono sfregiate per non essere oggetto dell’invidia di Ravenna, al nano Gus, al fratello stesso della regina.

Ma d’altronde questa regina ha i tratti vampireschi [5] che tanto attengono all’immaginario adolescente contemporaneo: assorbe il cuore di un giovane che ha tentato di ucciderla, infilandogli le unghie nel petto; aspira la bellezza e la gioventù di una ragazza tenendola per la gola e spalancando la bocca davanti al suo viso, riducendola vecchia e grinzosa. E ogni volta, sentiamo un gemito di piacere provenire dalle labbra semichiuse della regina.

«Il regno di Ravenna era così velenoso che la natura si rivoltò contro se stessa e gli uomini l’uno contro l’altro. La terra morì. E con essa la speranza.»

Ogni volta che una figura materna è così potente da occupare tutti gli spazi e da eliminare il re senza che nessuno, nemmeno lei, ne esprima la funzione, il regno va in malora. Ravenna non governa, si limita a punire chi la combatte, cioè bada soltanto alla sopravvivenza, senza amministrare né occuparsi del destino del popolo di cui è regina. Anche il regno rappresentato in Mirror mirror, pur nella leggerezza che contraddistingue questo film, è ridotto alla fame da una regina che pensa solo al proprio piacere. In entrambe le narrazioni cinematografiche di cui ci occupiamo, il principio della legge è stato letteralmente fatto fuori: il re è stato trasformato dalla regina Julia Roberts in un essere bestiale, non compatibile con le regole della convivenza civile, o il re è stato ucciso dalla regina Charlize Theron. La vera differenza fra le due storie è nel percorso della fanciulla che, in Biancaneve e il cacciatore, in cui il personaggio della regina è talmente sovradeterminato da avvelenare tutto, dalla terra che non è più generativa alle relazioni umane che diventano solo violente, compie un vero e proprio viaggio iniziatico fino a diventare regina lei stessa. E non dimentichiamo che, se anche ha deboli effetti pratici fino all’arrivo di Biancaneve, la storia ci narra che è riuscito a scappare alla devastazione dell’esercito di Ravenna il duca Hammond, che nel suo castello organizza la resistenza, proteggendo coloro che si rifugiano presso di lui. È rimasto cioè, in questo regno tutto occupato dal potere della regina, un luogo in cui vige il principio della legge giusta che era del re, il cui nome era Magnus, come dire “il grande re”. È questo luogo che sarà la meta del viaggio di Biancaneve.


4.1 La Foresta Oscura
Come nelle fiabe popolari, il movimento della ragazza inizia con la condanna a morte da parte della matrigna.

 

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1 Tutte le citazioni sono tratte direttamente dal film Biancaneve e il cacciatore di Rupert Sanders (2012, USA: Universal Studios, 2012, DVD). Fra parentesi quadre annotazioni nostre.

2

Snow White,in Sleeping Beauties. Sleeping Beauty and Snow Ehite Tales From Around the World, edited with an introduction by Heidi Anne Heiner, published by SurLaLune Press with CreateSpace, Nashville,Tennessee, 2010, p. 163. Cfr. anche la variante greca.


3


La Gatta Cennerentola
,
in Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti, edizione di riferimento a cura di Michele Rak, Garzanti, Milano 1995, trattenimiento sesto della iornata primma.

4

Sigmund Freud,
L’interpretazione dei sogni, Firenze, Giunti 2010, p. 306.

5

Che l’immaginario dietro e dentro questo film sia quello vampiresco è chiaro non solo nella scelta di Kristen Stewart, ma anche nel personaggio stesso della Regina che inala la vita delle giovani in un atto vampiresco. L’immaginario vampiresco si configura qui come una trasposizione contemporanea del concetto "divorare per non essere divorati".

 

 

 

© Claudia Chellini 2013