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Nel bosco con Biancaneve
1. Storie di Biancaneve in Italia

2. I doni che uccidono
2.1 Il giudizio di Paride
2.2 Rosso come una mela
2.3 La bella Richilde
2.4 Un dolce chicco di melograno

3. Biancaneve "eroe" della storia
3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re
3.2 Nel bosco
3.3 "The king is back, the queen is gone"
4. La brama del reame
4.1 La Foresta Oscura
4.2 Il cacciatore (in costruzione)

 

3.3 "The king is back, the queen is gone"

Non che alle donne le storie che si raccontano da millenni non abbiano mai riservato il posto di coloro che combattono per ristabilire il giusto ordine.

L’Antico Testamento narra dell’impresa di Giuditta, una vedova della città di Betulia, che riesce a impedire a Oloferne, generale supremo dell’esercito di Nabucodonosor, di sconfiggere gli Israeliti e occupare Gerusalemme. Il re assiro, adirato con tutti i popoli circostanti per non aver risposto alla sua richiesta di alleanza in una sua guerra, giura di vendicarsi di ciascuno di loro e invia Oloferne a capo del suo potente esercito per portare a compimento la sua vendetta. Tutti cadono al passaggio degli assiri che, arrivati alla città di Betulia, via di accesso verso la Giudea, la assediano privandola della possibilità di rifornirsi di acqua. Dentro le mura, la fame, la morte, la disperazione si diffondono e la popolazione chiede di arrendersi ai nemici; il consiglio degli anziani che governa risponde di attendere ancora cinque giorni e se Dio non avrà inviato alcun aiuto, allora si arrenderanno. Giuditta, una donna, fa chiamare gli anziani e così li apostrofa:

Botticelli_Giuditta«Ascoltatemi bene, voi capi dei cittadini di Betulia. Non è stato affatto conveniente il discorso che oggi avete tenuto al popolo, aggiungendo il giuramento che avete pronunziato e interposto tra voi e Dio, di mettere la città in mano ai nostri nemici, se nel frattempo il Signore non vi avrà mandato aiuto. 12 Chi siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi siete posti al di sopra di lui, mentre non siete che uomini? 13 Certo, voi volete mettere alla prova il Signore onnipotente, ma non ci capirete niente, né ora né mai. 14 Se non siete capaci di scorgere il fondo del cuore dell'uomo né di afferrare i pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che ha fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri o comprendere i suoi disegni? No, fratelli, non vogliate irritare il Signore nostro Dio. 15 Se non vorrà aiutarci in questi cinque giorni, egli ha pieno potere di difenderci nei giorni che vuole o anche di farci distruggere da parte dei nostri nemici. 16 E voi non pretendete di impegnare i piani del Signore Dio nostro, perché Dio non è come un uomo che gli si possan fare minacce e pressioni come ad uno degli uomini. 17 Perciò attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido se a lui piacerà. 18 Realmente in questa nostra generazione non c'è mai stata, né esiste oggi una tribù o famiglia o popolo o città tra di noi, che adori gli dèi fatti da mano d'uomo, come è avvenuto nei tempi passati. 19 Per questo motivo i nostri padri furono abbandonati alla spada e alla devastazione e caddero rovinosamente davanti ai loro nemici. 20 Noi invece non riconosciamo altro Dio fuori di lui e per questo speriamo che egli non trascurerà noi e neppure la nostra nazione. 21 Perché se noi saremo presi, resterà presa anche tutta la Giudea e sarà saccheggiato il nostro santuario e Dio chiederà ragione di quella profanazione al nostro sangue. 22 L'uccisione dei nostri fratelli, l'asservimento della patria, la devastazione della nostra eredità Dio la farà ricadere sul nostro capo in mezzo ai popoli pagani tra i quali ci capiterà di essere schiavi e saremo così motivo di scandalo e di disprezzo di fronte ai nostri padroni. 23 La nostra schiavitù non ci guadagnerà alcun favore, perché la porrà a nostro disonore il Signore Dio nostro. 24 Dunque, fratelli, dimostriamo ai nostri fratelli che la loro vita dipende da noi, che i nostri sacri pegni, il tempio e l'altare, poggiano su di noi. 25 Oltre tutto ringraziamo il Signore Dio nostro che ci mette alla prova, come ha già fatto con i nostri padri. 26 Ricordatevi quanto ha fatto con Abramo, quali prove ha fatto passare ad Isacco e quanto è avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria, quando pascolava i greggi di Làbano suo zio materno. 27 Certo, come ha passato al crogiuolo costoro non altrimenti che per saggiare il loro cuore, così ora non vuol far vendetta di noi, ma è a fine di correzione che il Signore castiga coloro che gli stanno vicino». [1]

In una città nella quale il principio governante è incapace di proteggere i suoi abitanti e di agire per la loro salvezza, il discorso di una donna riporta la questione nei termini reali: non si tratta solo di salvare la propria pelle, ma di arrestare l’afflusso dell’immenso esercito assiro verso Gerusalemme ed evitare una nuova profanazione del tempio; si tratta di difendere il luogo sacro, segno fondante dell’ordine divino. Alla risposta di Ozia, uno degli anziani, che lamenta: «Ma il popolo soffriva terribilmente la sete e ci ha costretti a comportarci come abbiamo fatto, parlando loro a quel modo e addossandoci un giuramento che non potremo trasgredire»[2], Giuditta oppone un’azione, un’azione concreta, per porre fine all’assedio e sconfiggere gli assiri impedendo loro di fare scempio di Gerusalemme. La donna, infatti, indossate le sue vesti più ricche e adornata dei suoi monili più preziosi, penetra nell’accampamento di Oloferne, promettendogli di portarlo a sicura vittoria contro la città di Betulia e il popolo tutto di Israele. La sua bellezza e il suo discorso, equilibrato e realistico, convincono e seducono il generale assiro che, non temendo niente da lei, si arrischia a rimanere solo e ubriaco con Giuditta nella propria tenda. Ma la donna ha un compito da portare a termine, attende che Oloferne sia completamente addormentato, gli taglia la testa e torna dai suoi concittadini ai quali mostra il segno della sua impresa e dà le indicazioni necessarie per sconfiggere definitivamente i nemici, come un vero e proprio stratega.

Giuditta, quindi, in un momento di gravissimo pericolo, si assume il compito di fare ciò che i governanti della sua città non sanno fare, sopperisce ad una mancanza con un’azione che sostiene gli uomini, ridà loro coraggio e la possibilità concreta di salvare la popolazione. Non è uno dei compiti che le donne hanno normalmente nella struttura patriarcale, quello di favorire l’azione maschile, quando è necessario? Si racconta che le donne spartane, salutando i figli e i mariti che partivano per la guerra, dicessero loro consegnando lo scudo: «Torna con questo o sopra di esso», incitandoli a combattere sempre senza fuggire di fronte al nemico. Il principio femminile sostiene quello maschile nella sua azione di protezione e difesa. Non solo, durante le due guerre mondiali, in Europa, le donne andarono a lavorare nelle fabbriche, occupando temporaneamente i posti dei loro mariti, figli, padri, perché la vita non si fermasse, in attesa del ritorno degli uomini. E quando la guerra finì e gli uomini tornarono, le donne lasciarono le fabbriche e ripresero ciascuna l’occupazione che aveva svolto precedentemente. Nei momenti di crisi, le donne, nelle storie e nella storia, hanno agito perché gli uomini ristabilissero l’ordine combattendo e perché si mantenessero le condizioni per la suaMirror mirror - Biancaneve canta "I belive in love" continuazione in tempo di pace.

In questo senso, la Biancaneve di Mirror mirror compie un percorso molto diverso dalla Biancaneve delle fiabe popolari, nelle quali, come abbiamo visto, è il principio maschile che si occupa di stabilire o ristabilire l’ordine e la legge. Biancaneve si assume infatti in prima persona il compito di riportare la giustizia nel regno, ma nello sviluppo narrativo del film questo significa salvaguardare un posto che si rivela non essere suo, ma del padre, che torna come legittimo re a governare. Neve agisce per tutta la storia come erede legittima di un regno che non ha più un re a guidarlo e alla fine non sale al trono, ma ci riporta sua padre. La matrigna Julia Roberts, nonostante sia definita crudele e orribile dai vari personaggi, non è così potente da aver eliminato il principio paterno dalla storia. Tanto che la fanciulla, dopo la sua permanenza nel bosco, può liberarlo e riportarlo al suo legittimo status. «Il re è tornato, la regina se n’è andata», canta  Neve con un enorme vestito azzurro e giallo, che ricorda da vicino il vestito della Biancaneve di Walt Disney, nella scena finale, coinvolgendo tutta la corte e poi tutto il popolo, in puro stile Bollywood:

The winter's finally passing on,
the king is back, the queen is gone,
come dance with me cause now we're free to love, love, love, love, love.[3]


 

4 La brama del reame
Nel film Biancaneve e il cacciatore, la questione è trattata e risolta in modo diverso....

 

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1
aa
Bibbia, Giuditta, VIII, vv. 11-27
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2
aa
Bibbia, Giuditta, VIII, v. 30
.

3
aa
Tutte le citazioni sono tratte direttamente dal film Biancaneve, diretto da Tarsem Singh (2012, USA: Relativity Media, Citizen Snow Film Productions, Rat Entertainment, 2012, DVD). Fra parentesi quadre annotazioni nostre.
Video della canzone finale del film Mirror Mirror
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© Claudia Chellini 2013