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Nel bosco con Biancaneve
1. Storie di Biancaneve in Italia

2. I doni che uccidono
2.1 Il giudizio di Paride
2.2 Rosso come una mela
2.3 La bella Richilde
2.4 Un dolce chicco di melograno

3. Biancaneve "eroe" della storia
3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re
3.2 Nel bosco con Biancaneve
3.3 "The king is back, the queen is gone"
4. La brama del reame
4.1 La Foresta Oscura
4.2 Il cacciatore (in costruzione)

 

3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re

Matrigna

All’inizio di Mirror mirror di Tarsem Singh, Julia Roberts, in un lussureggiante vestito color dell’oro, aziona un meccanismo di specchi che ha al centro un uovo trasparente con dentro una rosa rossa, e comincia a raccontare:

C’era una volta, tanto tempo fa, un regno molto molto lontano dove nacque una bambina. Aveva i capelli neri come la notte e la pelle bianca come la neve. La chiamarono Biancaneve. […] Il destino volle che la madre di Biancaneve morisse durante il parto. Lasciato solo, il padre viziò la bambina; poteva permetterselo naturalmente: era il re. Il re amava sua figlia e tutti i sudditi amavano lui. Il regno era un luogo allegro dove la gente ballava e cantava, giorno e notte. […] Il re allevò la bambina da solo, istruendola affinché un giorno fosse lei a regnare. Ma col tempo si rese conto che c’erano alcune cose che lui non poteva insegnarle. Così cercò una nuova regina. Questa regina era la donna più bella del mondo. Era intelligente e forte e, tanto per chiarire, ero io. E questa è la mia storia, non la sua. Stregato dalla mia bellezza, il re mi supplicò di sposarlo. Io ero tutto per lui: le stelle, la luna. Ma la magia nera invase il territorio. L’impavido re disse addio a Biancaneve, lasciandole il suo pugnale preferito (regalo interessante ma…vedremo più avanti). Egli si addentrò nella Foresta nera, ma purtroppo non fece mai più ritorno. Biancaneve cercò in lungo e in largo suo padre e, quando si rese conto che era davvero morto, fu distrutta dal dolore. La bambina venne affidata alle cure della bellissima regina. Trascorsero dieci anni e Biancaneve sbocciò in tutta la sua bellezza. Il regno cadde in una gelida disperazione quando la regina capì che se voleva rimanere la donna più bella di tutta la terra, beh, Neve avrebbe dovuto fare quello che la neve fa meglio: sarebbe dovuta cadere. [1]

E qui inizia a svolgersi l’azione: vediamo Neve tenuta rinchiusa in una torre senza il permesso di girare per il castello, tanto meno di uscire. Ma il giorno del suo diciottesimo compleanno, nella cucina, la cuoca del castello, che insieme al resto della servitù le ha preparato un piccola festa, le fa una confessione:

La cuoca e Biancaneve

«Lo sai perché continuo a lavorare per questa orribile regina? Lo faccio perché sono sicura che un giorno ti riprenderai il tuo regno, piccola. E voglio essere presente quando succederà.»
[Neve si ritrae e, sconsolata, afferma:] «Questo non è il mio regno, Meggy!»
«Sì, che lo è!» [ribatte la cuoca.] «Tuo padre voleva che fossi tu a prendere il suo posto. E quella donna ha convinto tutto il regno che sei una patetica reclusa incapace di uscire dal castello. E la cosa peggiore è che lo pensi anche tu.»
[La ragazza la guarda con dolcezza e la cuoca le porge un pugnale:] «Il pugnale di tuo padre… L’ho fatto pulire per bene e lucidare.»
«Che cosa ci faccio con questo?» [chiede Neve con tono incredulo.]
«Forse è il caso che tu veda con i tuoi occhi che cosa succede nel tuo regno, Biancaneve. La gente non canta e non balla più. Tu devi capire chi sei veramente. E crederci con tutte le tue forze.» [2]

La cuoca, in questa storia, rappresenta un’aiutante di tipo materno, perché partecipa della cura e del nutrimento, un’aiutante un po’ in sordina, perché vive nella parte inferiore del castello, perché lavora tra la servitù, ma vive nella cucina, dove si lavora il cibo, lo si trasforma, dove si mettono letteralmente le mani in pasta. La cuoca non solo prepara i pranzi e le cene, quindi nutre, ma lavora materiali “grezzi”, che così come sono non potrebbero essere mangiati (si pensi alla farina, alla carne cruda) o che non hanno molto sapore (come le verdure non condite), e i rende cibo buono e appetitoso. E sa distinguere il sale dallo zucchero, l’erba aromatica da quella velenosa, la carne sana da quella andata a male; la cuoca è la voce di un’istanza materna che aiuta Neve a discriminare: consigliandole di uscire dal castello per vedere con i propri occhi cosa accade fuori, la donna spinge la fanciulla a considerare l’esistenza di qualcos’altro oltre la matrigna. In qualche modo con le sue parole, disegna i limiti del potere ingiusto della regina. E non a caso, infatti, la cuoca le ricorda che lei è l’erede al trono, lei è colei che il padre ha designato come suo successore nella legge. Ciò che il padre non può fare “personalmente” perché non c’è, in qualche modo passa nella presenza, nelle parole e nei gesti della cuoca, che ha fatto pulire e lucidare il pugnale che il padre ha regalato alla piccola Biancaneve quando è partito per la guerra, e glielo consegna il giorno del suo diciottesimo compleanno, il compleanno cioè che segna l’entrata nell’età adulta: è come se, tramite la cuoca, Neve ricevesse di nuovo un dono paterno, che adesso, essendo cresciuta, può imparare ad usare. Un’arma, un oggetto tradizionalmente maschile che la investe di un ruolo tradizionalmente maschile: l’eredità del trono. Ma d’altronde questa Biancaneve non è la tradizionale Biancaneve delle favole popolari che non conosce nessun aiutante all’interno del castello, tanto meno un’aiutante femminile custode, come la nostra cuoca, del ricordo della madre morta, buona, e del padre scomparso, legittimante. Possiamo pensare che avere attiva fin dall’inizio una figura materna di questo tipo possa avere un’influenza importante sul fatto che, nella storia raccontata da Tarsem Singh, Biancaneve non muore avendo poi bisogno che una suocera (altra figura materna) ne riconosca la bellezza e la riporti in vita.

Neve esce così per la prima volta dal castello, dicendo semplicemente alle guardie «Io esco». E si trova per la prima volta nel bosco, che le si presenta come un luogo niente affatto spaventoso, a dispetto del suo nome, Foresta nera. È un semplice bosco con alberi molto alti, abbastanza fini e radi da poterci camminare con un enorme vestito da principessa senza impigliarsi da nessuna parte, con la neve che imbianca e illumina tutto. E qui incontra per la prima volta il principe Alcott di Valencia e il suo servitore, che trova appesi nudi a testa in giù. Vergognandosi di confessare di aver subito un attacco da un gruppo di nani, il principe si fa passare per un semplice cittadino aggredito da una moltitudine di giganti e chiede di essere liberato. Neve usa dunque per la  prima volta il pugnale e taglia la corda che lega il principe e il suo servitore, facendoli cadere nudi nella neve in una buffa scena nella quale la ragazza, incredula e divertita, è nella chiara posizione della salvatrice. Fra lei e il principe c’è lo sguardo dell’amore a prima vista, lui le dice che deve andare a nord, lei che deve andare a sud e lui, a questo punto, mostrandosi dispiaciuto osserva semplicemente: «Allora credo che dobbiamo dirvi addio.» Lo spettatore sa che i due uomini non hanno una meta precisa, sa che il principe all’inizio del film, entrando nella Foresta nera, rimbrotta il suo pavido servitore, affermando «Siamo partiti in cerca di avventura», sa quindi che il principe potrebbe cambiare il suo percorso e accompagnare la fanciulla. Anzi, se lo aspetta. Si aspetta cioè una reciprocità; quella sulla quale nelle favole si costruisce il rapporto fra il giovane e la fanciulla, cioè fra gli attanti maschile e femminile che si trovano in una posizione strutturale di parità (al contrario degli attanti genitoriali che si trovano in una posizione strutturale di maggior potere rispetto al giovane o alla fanciulla). Ma tant’è: il principe se ne va e Neve prosegue il suo cammino verso il villaggio che trova desolato e affamato dalle tasse continue ed esose che la regina impone per finanziare il proprio lusso, avendo convinto gli abitanti che le utilizza per proteggerli dalla pericolosa Bestia che vive nella Foresta nera.

«La regina ha distrutto tutto ciò in cui credeva mio padre», si sfoga, al ritorno, Neve con la cuoca, la quale, come la fata di Cenerentola, le suggerisce la via per imbucarsi al ballo organizzato per quella sera al castello, dove può incontrare il principe appena arrivato che, pensa Neve, può aiutarla con il suo esercito a riprendersi il regno. Con un sontuoso vestito da cigno bianco, avendo ballato con il principe, che è quel principe Alcott che ha liberato nel bosco, Neve viene trascinata via dal salone da una regina infuriata che la apostrofa violenta:

«Viscida sgualdrina, cosa pensavi di fare parlando con il mio principe?»Mirror mirror, Neve e la matrigna
«Il vostro principe?»
«Dove hai preso un vestito del genere?»
«Volete parlare del mio vestito o di quello che avete fatto al villaggio?»
«Oh! Sentila, che spudorata! Qualcuno ha preso le pillole per la baldanza oggi, no?! Prova a rifarlo, dillo ancora, coraggio!»
[…]
«Ho potuto vedere come avete ridotto la popolazione.»
«Ti sei allontanata dal castello. Caspita! Biancaneve infrange tutte le regole oggi. È un reato punibile, lo sai?»
«Per la vostra legge. Non avete alcun diritto di governare in questo modo. E tecnicamente, il governo di questo regno spetta a me.»
«Probabilmente non è la miglior cosa da dire a una regina.»

«Il governo di questo regno spetta a me». Sembra proprio che sia questo ad essere insopportabile per la regina, che decreta quindi la morte di Biancaneve: ordina al fedele servitore di portarla nella foresta e darla in pasto alla Bestia. Se questo non avvenisse dopo l’inizio della presa di coscienza da parte della ragazza del proprio ruolo di erede al trono, potrebbe essere ininfluente che la regina si senta sfidata solo dalla bellezza di Biancaneve o anche dal suo atteggiamento. In realtà la questione è fondamentale. Nelle favole popolari, è la presenza stessa di Biancaneve che fa sentire in pericolo la madre/matrigna: la fanciulla esiste, è giovane, è bella, anzi ormai più bella della madre/matrigna. Questo è tutto. Il nodo della storia si gioca completamente intorno al rapporto fra le due donne: la fanciulla non può esistere senza la madre che vuole eguagliare, anzi superare, e dalla quale, per questo, teme la rappresaglia. In Mirror mirror, Neve porta un’istanza sconosciuta alle fiabe popolari: la fanciulla è l’erede di un padre giusto e questo dà l’impronta a tutto il resto della storia.

Abbandonata dal servitore nella Foresta nera, di notte, mentre si sta scatenando un temporale e si sente la Bestia volare tra gli alberi che ora sembrano scheletriti, Neve scappa, spaventata, finché non le sbatte un ramo sulla testa[3] e trova un cartello: «Vietato l’ingresso sopra il metro e venti». Neve cade svenuta. Si risveglia nella casa dei nani, quei nani che lo spettatore ha conosciuto quando, all’inizio del film, hanno attaccato il principe Alcott e il suo servitore, avendo la meglio su di loro grazie al fatto che, con dei trampoli e delle maschere, si sono presentati in forma di giganti. All’inizio i nani non vogliono che la ragazza resti con loro, perché temono di essere uccisi se la regina la trovasse lì; poi acconsentono a che Neve passi lì una notte. Al mattino i nani se ne vanno e nel bosco assaltano la carrozza della regina che porta al castello il denaro delle tasse. Quando tornano a casa, Neve li accoglie con un invitante sorriso e una cena squisita. Ma avendo scoperto che i nani di mestiere fanno i ladri, la ragazza li rimprovera mostrando loro che hanno derubato la gente del villaggio, già così povera da non aver niente da mangiare.

«Ci odiano» [dice uno dei nani.]
«No, non può essere vero.» [risponde Neve]
«È vero, ci disprezzano» [ribadisce un altro.]
«Anni fa,» [continua un altro ancora] «quando la regina ha espulso tutti gli indesiderabili, nessuno ci ha difeso. Ha detto: allontanate quegli sgorbi.»
«Veniste maltrattati dalla regina: nessuno può capirvi meglio di me. È ingiusto, ma lo è anche rubare a delle famiglie innocenti.»
«Non siamo sempre stati ladri.»
«Una volta eravamo onesti.»
«Commerciavamo.»
«Io ero insegnante.»
«E io facevo il macellaio.»
«Io gestivo un pub. Un bel lavoro onesto.»

Mentre i nani ricordano e discutono, Neve scappa con il denaro e lo riporta al villaggio, dandone il merito proprio ai nani:

«La regina vi ha detto che sono indesiderabili, ma ha mentito. Questi uomini coraggiosi sono i veri eroi. Hanno assalito impavidi la carrozza della regina e hanno recuperato il vostro oro. Sono gli unici che meritano il vostro ringraziamento.»

Il gesto di Biancaneve è pacificatore e opera un reintegro di funzioni: i nani, creature conturbanti che, con i tratti dell’adulto nel corpo di un piccolo, portano ad evidenza il segno di quella commistione di età che ognuno di noi possiede al livello psichico, che vivono nel bosco, al di fuori delle regole della società civile, tornano ad essere rispettati dalla popolazione del regno. A questo punto accade un fatto curioso: i nani accettano che Neve rimanga con loro, ma ad una condizione precisa: «Se vuoi vivere con noi, devi essere una di noi.»

«Devi diventare una ladra.»
«Mi sembra di essere stata piuttosto chiara al riguardo.»
«Se derubassi la regina, sarebbe uguale?» «L’hai detto tu stessa che è perfida.» «Qualcuno deve fermarla» «Perché …» «Perché non noi?»
«Questa volta ho io una condizione: tutto quello che rubiamo lo restituiamo al popolo.»


 

3.2 Nel bosco

Cosa fa Biancaneve nel bosco nelle favole popolari è chiarissimo...

 

 

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1


Tutte le citazioni sono tratte direttamente dal film Biancaneve, diretto da Tarsem Singh (2012, USA: Relativity Media, Citizen Snow Film Productions, Rat Entertainment, 2012, DVD). Fra parentesi quadre annotazioni nostre.

2

http://www.movieplayer.it/video/clip-fata-madrina-biancaneve_10349/?film=27893

3

Il ramo di albero che urta sulla testa, ricorda il rametto di nocciolo che Aschenputtel (la Cenerentola tramandata dai fratelli Grimm), chiede al padre che va alla fiera: «Un giorno, il padre volle recarsi alla fiera e chiese alle due figliastre che cosa dovesse portare loro. "Bei vestiti," disse la prima. "Perle e gemme," disse la seconda. "E tu, Cenerentola," disse egli, "che cosa vuoi?" - "Babbo, il primo rametto che vi urta il cappello sulla via del ritorno," rispose Cenerentola.».

 

 

© Claudia Chellini 2013