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Nel bosco con Biancaneve
1. Storie di Biancaneve in Italia

2. I doni che uccidono
2.1 Il giudizio di Paride
2.2 Rosso come una mela
2.3 La bella Richilde
2.4 Un dolce chicco di melograno

3. Biancaneve "eroe" della storia
3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re
3.2 Nel bosco con Biancaneve
3.3 "The king is back, the queen is gone"
4. La brama del reame
4.1 La Foresta Oscura
4.2 Il cacciatore (in costruzione)

 

3. Biancaneve "eroe" della storia

Una donna per ristabilire l’ordine paterno.

Neve nella casa dei naniQuesto è il ruolo di Biancaneve nei due film che nel 2012 la vedono protagonista. Usciti a pochi mesi di distanza, Mirror mirror e Biancaneve e il cacciatore, così diversi nello stile e nel passo narrativo, sono accomunati dal fatto che a una donna si affida il compito che è tipicamente dell’eroe, o almeno lo è stato fino ad ora: ristabilire, o stabilire, il principio civilizzatore della legge.

Entrambi i film si riferiscono alla Sneewittchen (Schneewittchen) tedesca dei fratelli Grimm. Ma la storia della dolce e indifesa fanciulla dalla pelle bianca come la neve, la bocca rossa come il sangue e i capelli neri come l’ebano è solo una delle tante forme di una favola popolare presente in tutta Europa e oltre.

Le varianti della storia afferiscono a molti elementi.

La figura persecutrice può essere una matrigna che la fanciulla si ritrova in casa come sposa del padre o una matrigna che la fanciulla stessa ha fortemente voluto perché è la sua maestra e le acconcia i capelli meglio della madre; può essere la propria madre o una zia che l’ha allevata; può chiedere conferma della propria bellezza ad uno specchio (quasi sempre), al Sole, agli avventori della locanda che gestisce, a una trota magica.

Un servo, un cacciatore o il padre stesso può essere incaricato dell’uccisione di Biancaneve, che di volta in volta si chiama Maria, Marietta, Maruzzedda, Maroula, Marigo, Grandina, Nartanesi, Anna, Caterina, Blanca, Blanche, Ermellina, Margarita, Giricoccola...

Nel bosco la fanciulla può essere accolta da un gruppo di nani o dai giganti, da una banda di ladri, assassini o briganti, dalle fate [1] o da una vecchia.

I doni mortiferi che la fanciulla riceve possono essere uno o più, e può trattarsi di una cintura, un corsetto, un anello, uno spillone, un pettine, una mela, una melagrana, un grappolo d’uva, dei dolci, un paio di scarpette.

Colui che la trova, morta, e si innamora perdutamente di lei, può essere un re o un principe, cioè una figura maschile già legittimata o un giovane che sta ancora compiendo il suo percorso, e questo può influire pesantemente sullo svolgersi della parte finale della vicenda. La storia può infatti concludersi con il ritorno in vita di Biancaneve o può avere un ulteriore sviluppo che connette questa favola ad altre due: I tre cedri e Pentamanomozza. Ma rimaniamo per ora su ciò che lega le molte versioni della fiaba e che le rende riconoscibili indipendentemente dalle varianti che abbiamo qui accennato.

In tutte le storie, infatti, si narra di una incontenibile invidia materna per la bellezza di Biancaneve che porta la madre/matrigna a ordinare a una figura maschile a lei asservita di uccidere la fanciulla, consegnandole le sue viscere come prova. L’uomo però non riesce a eseguire il crudele ordine: lascia in vita Biancaneve e inganna la madre/matrigna portandole le viscere di un animale. La ragazza trascorre un tempo nel bosco accolta da personaggi maschili o femminili, tutti accomunati dal fatto di non appartenere al mondo umano e civile; si tratta di nani, giganti, fate, cioè di figure magiche, o si tratta di ladri, briganti, assassini cioè uomini che non riconoscono né le leggi di sangue né quelle di giustizia. Nel bosco la fanciulla viene raggiunta dalla madre/matrigna o da un suo emissario (più spesso una vecchia, talvolta un mago) che le dà un bellissimo oggetto a causa del quale cade morta. Nella maggior parte delle versioni, gli ospiti di Biancaneve riescono a riportarla in vita per un paio di volte, ma alla terza, non sapendo come fare, la mettono in una bara che un principe o un re, passando per caso durante una battuta di caccia, trova e porta con sé al castello, tenendola nascosta nella sua camera. Innamorato della splendida fanciulla morta, il principe passa tutto il tempo a contemplarla senza mai uscire, e ciò insospettisce sua madre che, con una scusa, lo fa allontanare, entra nella sua camera e rimane abbagliata dalla bellezza della ragazza nella bara. E cercando di sistemarle i capelli o il vestito, o semplicemente toccandola come si tocca uno splendido fragile oggetto, le toglie il dono magico che l’aveva uccisa riportandola così in vita. Finalmente Biancaneve può sposare il suo innamorato, che si incarica di eliminare la persecutrice, liberando per sempre la fanciulla.

Biancaneve non affronta mai frontalmente la madre/matrigna. Tanto meno torna nel luogo di origine quale erede legittima del regno.

 

3.1 Mirror mirror, ovvero la fanciulla che rimise sul trono il re
All’inizio di Mirror mirror di Tarsem Singh, Julia Roberts, in un lussureggiante vestito color dell'oro...

 

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1


Ricordiamo che nel mondo delle favole, le fate sono personaggi magici potentissimi che possono essere sia aiutanti che persecutori.

 

© Claudia Chellini 2013